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#61
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Inizio a parlare degli scritti di Tiresia, data la loro importanza per
capire Arkeon per gli esterni. Prendo a caso un post di Tiresia http://www.cesap.net/index.php?optio...&limitstart=84 "Le persone, a turno, dovevano cantare il proprio nome e subito dopo, ad un cenno del maestro, tutto il gruppo doveva ripetere il nome di quella persona così come essa lo aveva cantato, accentuando i tratti che potevano risultare imbarazzanti, tipo la voce un po' tremolante, o flebile, o stonata o quant'altro, creando, quindi, un sicuro imbarazzo in chiunque, come ben spiega Carlo motivandone chiaramente il fine." Io dico, a titolo personale: nella sala, era chiesto alle persone, per presentarsi, di cantare il proprio nome, invece di dirlo. Si è trattato di un momento, che ci ho messo anni a considerare piacevole. Non mi è venuto mai in mente di non farlo perchè, se avevo scelto di andare ad un intensivo, era per fare le attività proposte (anche se quando non me la sentivo proprio, mi sono tirato indietro). In tanti contesti mi sono sentito imbarazzato ad espormi. In Arkeon no, perché ho trovato che anche la "lieve presa in giro" se c'era era proprio benevola e con il sorriso sulle labbra. Il sicuro imbarazzo di chiunque? Io, timido e stonato, mi sono sempre sentito accolto. Ma molti non sono timidi. In più, più persone cantavano, più ci si rilassava: e quindi da un nome monotonico si passava ad un gorgheggio ripetuto. Quando poi sono capitate cantanti liriche l'imbarazzo era più per il gruppo che ripeteva che per loro che cantavano. Ma, poi, queste cose non le fanno pure i boyscout e gli oratori? Tutto dipende da quanto è accogliente chi conduce e in questa fase io ho trovato totale accoglienza. Qui si tocca un punto importante del lavoro di Vito Carlo Moccia. Potete chiedere ad un bambino di cantarvi una canzone (superando spesso un po'di vergogna) e poi prenderlo in giro: è terribile, rompete un'innocenza. Di solito, infatti, impariamo a non esporci più nella vita. Ad Arkeon, il tentativo (riuscito) di Vito era di fare proprio il contrario: invitare il bambino a cantare la sua canzone e fargli i complimenti per aprire il suo cuore alla fiducia. Pian piano anche ad insegnarli, e torno all'esercizio, che una presa in giro bonaria, una piccola critica, non è una ferita, ma una cosa su cui si può ridere insieme. E che forse è anche bene non prendere troppo sul serio se stessi. Poi vediamo.... "Dopo un breve sonno, i partecipanti vengono buttati giù dal letto alle 7 senza fare colazione, ci si deve trovare nello spazio davanti al tempio per fare ki-training." Senza fare colazione è vero (tanti però si portavano da casa biscotti e latte, caffé e quant'altro - niente di male, la colazione "ufficiale" con cappucini e cornetti era offerta dopo - ogni appartemento era dotato di una cucina, un po' spartana ma funzionante). Il breve sonno è vero - ma c'era un generoso riposino pomeridiano. Uno può malignarci sopra e vedere chissà quale stratagemma; a me viene da dire che se vado il week-end al mare, non sto chiuso in casa tutto il giorno a dormire: voglio godermi quanto ho scelto. Stavamo lì pochi giorni, e il tempo, credo per volontà unanime, andava utilizzato al meglio. Andate a fare un corso intensivo di qualsiasi sport e poi mi dite se gli orari sono lasciati alla libertà di ciascuno. Dal letto ci si alzava, mi pare, alle 7 (molti si alzano a casa alle 6), e una persona girava a dare la sveglia (bussando alla porta). "Il ki-training dura circa 2 ore e si tratta di una serie di esercizi, prettamente fisici, che dovrebbero aiutare ad acquisire il "potere personale"." Mi piace l'uso sapiente dei modi dei verbi (condizionale qui, indicativo là). Comunque, gli esercizi sono simili a quelli dell'Aikido. Il che può piacere o meno. Basta documentarsi sull'Aikido per vedere la straordinaria efficacia. Era parte dell'approccio che poteva piacere o meno, ma è comune. "Fare il ki-training era assolutamente obbligatorio e chi arrivava in ritardo o non si presentava, veniva ripreso in modo diretto o indiretto dal maestro che sottolineava la sua "mancanza di impegno" o simili facendogli fare una figuraccia davanti al gruppo." Questa poi. La maggior parte dei maestri non faceva il ki-training alzandosi tardi, compreso Tiresia (sbagliando secondo me, ma fatti loro). Ricordo persone che non lo facevano o arrivavano tardi o ne saltavano una buona parte per fumare (sigarette non salvia) e chiacchierare e mi sembra che non siano state riprese particolarmente. Poi c'è l'aspetto caratteriale, indubbiamente: io sono permaloso, ma se qualcuno mi dice sorridendo "ti piace dormire, eh?", la prendo bene. Anche se qualcuno si sente figo per essere perfetto nell'orario rispetto a me, sorrido anche io. C'è chi lo prende come un'offesa imperdonabile o una figuraccia davanti al gruppo - ma sarebbe lo stesso a scuola o al lavoro (anzi peggio). Che descrizione dell'atmosfera soggettiva dà Tiresia, comunque! Poi c'è un'altra considerazione cioè chi partecipava ad un intensivo formava un gruppo che arrivava con la testa piena dei propri problemi contingenti e, per sua scelta, voleva passare del tempo ad esplorare, insieme agli altri, le cose importanti della vita. Avete mai partecipato ad un gruppo di lavoro (non di ricerca personale, ma professionale)? Provate a vedere come funzionano quelli che vengono a una riunione sì e tre no. Non sanno di cosa si parla, hanno altro per la testa, rallentano il progresso. Per cui, alla fine, come accadeva, chi saltava qualche attività lo faceva poche volte. Insomma se un gruppo fa un corso di sci insieme per una settimana, non è che si può saltare una lezione su due. Perché poi sulla pista nera si fa perdere del tempo a tutti. Da cui l'incoraggiamento a partecipare - sempre fatto con cortesia e lasciando la libertà di esserci o no. Ci sono altre due cose. C'è stato un periodo in cui andavo in piscina dopo il lavoro. Quando si avvicinava l'orario, ci voleva tutta la mia forza di volontà. Perché non andare a casa a vedere la TV? Perché rimandare una cena quando mi sentivo morire di fame? Perché non dire di no all'amico che ti chiama per confermare che "vieni anche tu"? Poi arrivavo, doccia fredda, acqua fredda, un istruttore che ti urla nelle orecchie di nuotare, nuotare (e quando sono stato in squadre, era pure peggio). Poi alla fine ero contento. Ero pazzo? C'era una pressione sociale e di amici ad andare? Sì - ma è una questione di gradi e di scelta. Poi un'altra. Nella descrizione di Tiresia, si proietta una volontà di organizzare tutto per manipolare le persone, con una scientificità assoluta. A me questo fa venire un pensiero. Prima, Arkeon (e Vito) erano sovrumani nel bene. Adesso sono sovrumani nell'organizzare il male. Forse sono le stesse persone. Forse, quindi, mia opinione personale forse sbagliata, dovrebbero su tutto il fronte tornare sul pianeta terra. |
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On 10 Apr, 17:17, articolo21 <spaghett...*mail.com> wrote:
> CUT > Non sto emettendo un giudizio sul sito del Cesap; dico solo che > merita, come ogni voce, un ascolto critico. Riporto di seguito un > link, già riportato da altri su altri forum, che trovo utile come > spunto di riflessione:http://neocatecumeni.blogspot.com/20...-al-cesap.html > Riportando questo link non intendo dire che condivido o che sia per forza vero tutto quello che c'è scritto, o il linguaggio piuttosto colorito. Invito solo alla riflessione sul character assassination, intenzionale o meno e sul fatto che non è solo il "popolo di Arkeon" a notare un certo tipo di trattamento. |
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#63
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On 10 Apr, 17:38, articolo21 <spaghett...*mail.com> wrote:
> CUT Ciao Art21 sono contento del fatto che stai entrando nel merito. Spero che qualche ex possa interloquire con te. Io, ti faccio qualche domanda sulla genesi di tutto anche piuttosto provocatoria. Non ho ben capito (non ho letto tutto) come Moccia sia arrivato a tutto questo e forse non mi potrai rispondere perchè le domande riguardano Moccia, .. comunque le domande sono .. come ha fatto Moccia a creare Arkeon? illuminazione? ha sperimentato su piccoli gruppi? ha studiato e se si su quali testi? perchè poi ha registrato il marchio? Se la genesi è il Reiki perchè poi in arkeon il distacco è così netto? Se volessimo costruire una piramide della conoscenza, è legittimo affermare che Moccia era il depositario di questa conoscenza e quindi al vertice? o questa conoscenza (ad es. la capacità di formare maestri) apparteneva ad altri che potevano "contestare" il metodo creato da Moccia? Salut ign |
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#64
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On 10 Apr, 12:30, barbara...*tiscali.it wrote:
> Spero che gli utenti FIRS mi perdonino se di nuovo uso uno spazio loro > per rispondere agli utenti CESAP (anch'io, al pari di Articolo, per > miei motivi non mi iscrivo lì). Non ho il tempo nè le conoscenze > tecniche sufficienti per creare uno spazio apposito per le nostre > discussioni, se qualcuno lo farà ovviamente non inquinerò più uno > spazio riservato a ben altre discussioni. Hum se vuoi una cosa facile facile puoi crearti un forum su forumfree.net, gratuito e facile da usare. Per dirla tutta se ce l'ho fatta io ce la fà chiunque. BTW se volete una zampa mi trovate a questa mail (quella che vedete qui sopra è l'indirizzo raccatta spam) ANTISPAM-iilaiel*fastwebnet.it- ANTISPAM. Come ho già detto se sentite la necessità di uno spazio neutro per comunicare posso anche aprirvelo io, anceh se lo farei a iscrizione e moderato (ho una troll che dà la caccia alla mia roba su forum free) per evitare intrusioni di disturbatori. *Articolo21: E bravo ciccio!!! Mamma mia bisogna porpio farvi incavolare per riuscire a farvi aprire. Mi fà sinceramente piacere iniziare a sentire anche l'altre parte ![]() |
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#65
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On 10 Apr, 17:38, articolo21 <spaghett...*mail.com> wrote:
> > Io dico, a titolo personale: > > nella sala, era chiesto alle persone, per presentarsi, di cantare il > proprio nome, invece di dirlo. >< esatto e il ripere dei altri cio che sentivano era darci un riscontro; spesso mi permetteva di ridere di me stessa. Ero anche io timida per anni e questo mi permeteva di prendere coraggio in publico, dato che da bambina ero stata spesso ridicolizata d'avanti a la classe per questa timidezza. Il ki-training era una meraviglia per chi amava rimettersi in forma, con tanti esercizzi rinvigorizanti, certi si assomigliavano ai esercizzi fatti in yoga (la respirazione, ossigenazione del corpo), altri semplici esercizzi di stretching e altri dal aikido e chi-kong. C'era come me, ogni tanto che arrivava in ritardo e poi ogni tanto prendeva una pausa sigareta, quando quel giorno avevo un po' meno voglia di farlo e tutto tranquilo e liscio. Ogni tanto c'era qualche d'uno che si incavolava per questo, ma per me, Vito lasciava fare, dunque a mio aviso era il problema altrui che forse non si autorizava a fare una pausa. Io sapevo che era preferibile fare i esercizi a digiuno come già saputo con altri sports; e consigliato spesso per "paritre leggeri". Lo facevo nei allenamenti di nuoto, quando seguivo lo yoga, e in altri sports da me praticati. I pasti che facevammo, per me erano buoni e variati, quello che chiamo pasti genuini e saporiti dalla puglia; come alsolito, c'era sempre qualche d'uno esigente e un po' difficile; d'altronde me lo ricordo anche nelle mense della scuola o al lavoro, non si puo' accontentare tutti, ma c'era l'oportunità di chiedere pasti bio, o altro, per chi aveva una dieta particolare, bastava dirlo dall'inizio e tutto si poteva chiedere di solito. Le camere da letto, lo stesso, il basico; letti,cucina, bagno e sempre puliti; se poi non c'era qualche cosa ok, si chiamava la Reception o si chideva ai organizatori cio che si voleva. Semplice, e come al solito c'era sempre i difficili che erano accontentati se era possibile. Il fuoco, era acceso e spontaneamente si proponevano un gruppo e dal primo ed ultimo giorno era acceso. A volte ci ho dormito col sacco a pelo e in estate, mi ricordava i tempi quando eravamo in spiaggia con un gruppo di amici a chiaccherare e ridere tutti insieme e c'era chi rimaneva a dormire vicino al fuoco . Io lo ho fatto spesso col mio sacco a pelo. D'altronde a casa nostra acendo tutto l'inverno la stuffa a legna e quella del salotto, come riscaldamento e ogni tanto anche il vecchio camino; il fuoco è sempre stato di compagnia e accogliente; a qui non piacce un bel focolare ? Quanto alle spezie ed incenzi bruciati, le metto anche da anni a casa per rinfrescare di vari profumi naturali e bruccio salvia naturale dal giardino di mio vicino o buccie di arancio sulla stuffa, nessuno se lo ricorda questo profumo ? Nessuno a mai acceso del incenso a casa sua? Nel tempio e per quello che mi ricordo, questo si faceva e per me era normale; come lo ho anche visto fare nelle chiese per occasioni speciali. Il lavoro delle sedie, ogniuno aveva il proprio quaderno dove poteva ogni giorno scriverci quello che voleva e cio che era stato scritto durante il lavoro nel tempio dalla persona che in quel momento si trovava d'avanti a noi a scriverci le nostre risposte; poi lo restituiva e nessuno si permetteva di leggere o fare acceno a quello scritto , poi me lo sono sempre portato a casa per riffleterci e farne quello che volevo. Era un buon spunto per riflettere su di me e quello detto e scritto. A volte nel lavoro io e la persona di fronte eravamo a fare il lavoro abbastanza tranquile e anche a volte avevo delle resistenze ad aprirmi (ero abbastanza chiusa come persona), altre volte mi sono arrivati dei ricordi ed emozioni e ho pianto e per due volte ho urlato la mia rabbia; una volta ho preso il quaderno e lo ho buttato per terra e quasi strappato. Le emozioni erano varie, d'altronde avevo scelto di venire in un intensivo e sapevo dopo la prima volta come era . Spesso si dormiva poco, per il fatto di passare nelle pause a parlare tra di noi, come in qualunque corso, o a trovarsdi in gruppo ad ascoltare musica (classica,pop o quello che ti pareva), altri a cantare, altri a scherzare, altri a dormire, anche queste cose si fanno altrove e molto spesso dopo una giornata. A volte si finiva e mangiava tardi e questo spesso aveniva naturalmente per il fatto che il tempo a volte "vola" e non si ci accorge dell'ora trascorsa; nessun problema nemeno li o stranezza. Per il momento e quello che mi viene e grazie del indirizzo Articolo21 e a grazie anche a te Alessia Guidi per l'aiuto a quotare. Fabia A me questo fa venire un pensiero. Prima, Arkeon (e Vito) > erano sovrumani nel bene. Adesso sono sovrumani nell'organizzare il > male. Forse sono le stesse persone. Forse, quindi, mia opinione > personale forse sbagliata, dovrebbero su tutto il fronte tornare sul > pianeta terra. |
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#66
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Continuo su Tiresia. Sempre:
http://www.cesap.net/index.php?optio...&limitstart=84 Condivido l'approccio di Stefano74 di iniziare una diversa descrizione, ma ritengo utile anche sviscerare questo famoso Tiresia, come chiesto da utenti di FIRS (se non sbaglio). Questa che segue non è la Verità. Sono i miei ricordi e le mie opinioni. Alcuni fatti, come l'ormai famosa questione delle merendine, penso che siano anche appurabili oggettivamente. Per il resto, leggendo nel dettaglio, non credevo ai miei occhi e mi è scappata un po'di ironia, che poi ho tagliato il più possibile. Considerate che non approvo quanto non critico, dovrei cambiare quasi ogni parola, ma mi soffermo sui punti salienti. [inizio citazione] "Alcuni esercizi erano anche piacevoli, ma ce n'erano altri che si rivelavano molto dolorosi, soprattutto per le persone più anziane, come racconterò qui di seguito." [fine citazione] Avete mai fatto un'attività fisica? A me sembra che un po'di dolore e fatica c'è sempre. Di ottuagenari non ne ho mai visti. L'intensità dell'esercizio era totalmente libera, come la scelta di farlo o meno. [inizio citazione] Anche chi si rifiutava di fare un esercizio o proseguirlo perchè avvertiva dolore veniva ripreso dal maestro che interpretava quel rifiuto come l'espressione di un "processo" che poteva variare dal "non essere capace di andare a fondo nelle cose" all' "atteggiamento rinunciatario e da perdente di fronte alle difficolltà della vita" a quant'altro gli venisse in mente di relativo (o completamente inventato) alla vita di una persona, e a cose che il maestro sapeva perchè la persona stessa aveva condiviso in precedenza ai seminari o raccontato a lui in forma privata. [fine citazione] Innanzitutto non è vero che chi smetteva veniva ripreso. Qualche volta c'è stata una battuta a chi la sapeva, per quanto ho visto, prenderla sul ridere. A me Vito sembrava molto sensibile su questo aspetto e che, anzi, se qualcuno ci restava male, ci andasse a parlare. Di completamente inventato - tipo? Più in generale, mi sembra importante che nei cerchi si superavano le sofferenze che tutti, più o meno, abbiamo imparando a ridere sopra insieme. A piangere ma poi a riderci. Se non lo si riteneva accetabile, uno restava a casa sua - ma fin dal seminario, non arrivava nemmeno all'intensivo. Che poi non è un concetto trascendentale. Per esempio, posso esserre ossessionato perché penso di avere il naso lungo. Posso circondarmi di persone che del mio naso sanno di non potermene parlare. Invece, posso raccontarlo in un cerchio. Dopo qualche tempo, timidamente, Vito mi pare facesse così, faceva un accenno al naso. Se vedeva che c'era accoglienza da parte mia, poi se ne poteva scherzare e ridere insieme - altrimenti lasciava perdere. Questo approccio con i figli funziona, almeno a casa mia, e riesce a sdrammatizzare le loro preoccupazioni. Ovviamente non si scherzava su tutto. [inizio citazione] "Ovviamente, tutto ciò che il maestro diceva alle persone veniva detto pubblicamente con un tono di voce che potesse essere ben udito anche dagli altri partecipanti." [fine citazione] Come sopra. Ma c'era davvero tutta questa gente che, pur vergognandosi atrocemente, continuava a venire ai seminari? [inizio citazione] "I partecipanti si accomodavano per terra su un asciugamano o una copera che dovevano portarsi dietro." [fine citazione] Non ho capito se "che dovevano portarsi dietro" è da opporsi a "Vito avrebbe dovuto lavarglielo, stirarglielo e stenderglielo lui sotto il sedere". [inizio citazione] "I primi esercizi consistevano in massaggi vari ai piedi, esercizi per sciogliere i muscoli delle gambe e delle braccia, esercizi molto dolorosi in cui le persone dovevano fare ruotare il collo singendo la testa in avanti, in dietro e lateralmente, in cui dovevano spingere la testa all'indietro fino al limite del dolore e oltre (esercizio molto gradito a tutti quelli che soffrivano di cervicale!) e che servivano, veniva detto dal maestro, ad esplorare i propri limiti nella sopportazione del dolore." [fine citazione] Sembra una descrizione delle torture medievali. Io lo chiamerei stretching. [inizio citazione] "esplorare i propri limiti nella sopportazione del dolore" [fine citazione] Io ricordo: "insistete fino a che sentite male e appena un po'oltre" [inizio citazione] Si passava quindi ad una serie di esercizi di equilibrio, tipo la "camminata zen" dove bisognava camminare muovendosi pianissimo e, al suono del gong, bisognava immobilizzarsi nella posizione in cui si era, non importa se con un piede sollevato nell'atto di fare un passo, e il maestro passava di persona in persona esercitando con la mano una pressione sullo sterno per "provare" il livello di centratura nel ki. Chi perdeva l'equilibrio era, ovviamente, non-centrato. Chi rimaneva in equilibrio gongolava per la sua capacità di "rimanere nel ki", il che equivaleva a dire "rimanere nel proprio potere personale". [fine citazione]" Non capisco se "non importa se con un piede sollevato nell'atto di fare un passo" deve opporsi a "avrebbero dovuto esserci comode pantofole imbottite per appoggiare i piedi dopo la fatica di averli alzati". Per il resto, è un esercizio, credo, di tradizione Zen per vedere proprio la centratura (che consiglio a tutti, si può fare a casa). A me i maestri di tennis, sci, nuoto, ecc mi hanno sempre detto bravo (e allora ero contento) o hai sbagliato (io ero scontento). Cosa c'è di strano? [inizio citazione] Mi sembra che prima di cominciare questi esercizi, chiamati "esercizi di centratura", il maestro spiegasse le 4 leggi del ki: per mantenersi nel proprio ki, che equivale al centro di massa del corpo, situato circa 2 dita sotto l'ombelico, bisogna fare le seguenti cose, o una sola di queste o tutte insieme: 1) portare il peso in basso - sentire le gambe e i piedi pesantissimi, come fossero piombo 2) usare solo i muscoli necessari ad una certa azione, cioè non avere tensioni muscolari che non servono 3) mandare l'energia in una direzione, un punto preciso e mantenerlo costante 4) portare l'attenzione nel proprio ki e mantenerla in quel punto. Il maestro diceva: "La buona notizia è che se voi riuscite a realizzare uno solo di questi stati, avete automaticamente anche gli altri,; la cattiva è che se voi perdete uno di questi stati, automaticamente perdete anche gli altri. CUT [fine citazione] Infatti, per chi è interessato, sono principi interessanti. [inizio citazione] Fra gli esercizi di centratura c'era quello che consisteva nel mettersi tutti in fila davanti al muro del tempio e fissare un punto davanti a sè. Una volta che l'attenzione era concentrata su quel punto e che si "sentiva" il flusso dell'energia personale fluire dal proprio ki verso quel punto e indietro dal punto al proprio ki, si doveva cominciare ad indietreggiare lentamente fino alla distanza limite in cui si riusciva a percepire il flusso dell'energia, ossia, prima che lo si sentisse interrompere. Più lontano si riusciva ad andare, più forte era l'energia a disposizione. (...E che bravi, quelli che arrivavano più lontani. Ammirevoli davvero. Un traguardo importante per la vita. Scusate i commenti, a volte non riesco a trattenermi. Sarà che non sono nel mio ki...). [fine citazione] Avete mai fatto danza? La tecnica è la stessa che usano le ballerine per non perdere l'equilibrio quando fanno le piroette. La parola "energia" può piacere o meno (non so neanche se era quella effettivamente utilizzata) - si tratta della capacità è di mantenere la concentrazione su un punto. [inizio citazione] La versione dolorosa di questo esercizio, che più che un esercizio mi sembra una forma di sadismo gratuito del maestro e che anch'io, come tanti, ho acconsentito a subire per "il bene della mia evoluzione" consisteva nel mettersi in ginocchio in posizione di "seizàn" (scusate la mia ignoranza ma non so come si scrive), praticamente in ginocchio con le ginocchia vicine e la schiena ben dritta. Assicuro che già dopo pochi secondi cominciavano a dolere le caviglie, le ginocchia, le gambe. Poco dopo cominciavano a fare male la schiena, le spalle ed il collo. Mantenendo questa tremenda posizione, si doveva fissare un punto nel muro fino al limite del dolore e, diceva il maestro, si doveva superare quel limite e rimanere così ancora per un tempo indefinito. Ai primi segni di cedimento, il maestro raccontava che, durante il suo soggiorno presso un monastero zen, lui doveva fare quell'esercizio per non so quante ore e doveva mantenere l'immobilità assoluta perchè c'era un monaco che girava con la bacchetta e bacchettava chi si muoveva appena. [fine citazione] C'è una foto qui del Zazen: http://www.humanics-es.com/zazen.jpg Scrivendo zazen su Google si trova molto - non è certo un'invenzione di Vito. Io solo mi domando come Tiresia descriverebbe una giornata di sci con il maltempo. Il dolore dipende da quanto sei in allenamento. Poco o nulla se fai sport, maggiore se non lo fai. Quando uno si stufava o aveva troppo male, si sedeva. Vito lo diceva chiaramente. [inizio citazione] Il maestro, invece, non bacchettava nessuno con la bacchetta. Piuttosto andava vicino a chi cominciava a dar segni di cedimento incitandolo a mantenere la posizione, sempre con la solita solfa del "guardarsi i propri limiti, i propri processi, il proprio inesistente potere personale" ecc. Ho visto persone arrivare a piangere e urlare perchè non erano riuscite a mantenere la posizione, e stiamo parlando di signore anche già abbastanza avanti con gli anni, che venivano schernite dal maestro con frasi tipo "fai la vittima anche nella vita", "guarda come usi il dolore" e amenità del genere. [fine citazione] No, per il zazen, non mi pare proprio che dicesse queste cose. Per quanto riguarda la mia esperienza: [inizio citazione] Ho visto persone arrivare a piangere e urlare perchè non erano riuscite a mantenere la posizione, e stiamo parlando di signore anche già abbastanza avanti con gli anni, che venivano schernite dal maestro con frasi tipo "fai la vittima anche nella vita", "guarda come usi il dolore" e amenità del genere. [fine citazione] sono balle belle e buone. [inizio citazione] Dopo un tempo che sembrava eterno, il maestro finalmente dichiarava finito l'esercizio e ci si rialzava tutti belli doloranti, ma fiduciosi di avere "esplorato il limite" sotto l'attenta guida del maestro. (Credo che l'amico MenteAposto non esiterebbe a commentare il limite di cosa). [fine citazione] Anche a me il ki training sembrava non finire mai, a volte. Come tanti allenamenti cui mi sono sottoposto. Come le lezioni di matematica. Come l'attesa dell'autobus quando piove. Mi piace sentirmi bello dolorante dopo che ho faticato. Mi piace esplorare il mio limite. La guida di Vito, per me, è sempre stata attenta. [inizio citazione] Poi, una volta finiti questi esercizi di centratura, si passava a quelli di respirazione forzata (credo che si chiami così, mi si corregga però se il termine è un altro) mutuati dal Rebirthing. [fine citazione] Non sono un esperto, non so se era rebirthing o cosa. Un esercizio che a me non ha mai detto nulla e durante il quale spesso ho dormito. Sentivo tanti russare. Per altri so che era un'esperienza piacevole, per altri emozionante, per altri significativa. [inizio citazione] I partecipanti si dovevano sdraiare sui loro asciugamani o coperte, ricordiamolo, appoggiati sul duro asfalto del piazzale antistante il tempio per la gioia delle schiene, e si cominciava un tipo di respirazione che non prevede intervalli fra l'espirazione e l'inspirazione. [fine citazione] E ricordiamolo! Ma chi l'ha scritto, una nonnetta di 90 anni? Dovevano essere sdraio termiche imbottite? Alcuni si portavano (certo con le loro stanche braccia) i materassini della palestra (non era asfalto poi, ma piastrelle di cemento, un selciato). Scusate, non mi tengo, la mia compagna me lo diceva che i racconto di Tiresia erano così assurdi, ma io non ci credevo: mi sembra la relazione del club dei nati stanchi che un giorno all'anno provano un esercizio fisico. [inizio citazione] In breve si finisce in iperventilazione e dopo poco subentra una sgradevolissima reazione fisica che si chiama "tetania". La tetania è una dolorosa contrazione dei muscoli dovuta alla massiccia e improvvisa affluenza di ossigeno. Con la tetania si contraggono dolorosamente i muscoli intorno alla bocca, le dita si irrigidiscono e tendono ad unirsi, così irrigidite, verso l'interno della mano che si contrae piegandosi verso il braccio come se venisse spinta da una forza esterna, si contraggono i muscoli delle gambe e quelli del torace provocando dolori intensi nella zona dello sterno. [fine citazione] Se questa tetania avveniva (non lo escludo), era un fatto relativamente raro e comunque non di questa portata. A me non è mai capitato e ne so poco. Possiamo approfondire. [inizio citazione] Man mano che l'esercizio va avanti, le persone cominciano a contorcersi e piangere e urlare e vomitare succhi gastrici, sempre però stoicamente continuando a respirare in modo forzato. La scena, se qualcuno avesse la ventura di vederla come osservatore esterno, sarebbe degna dei migliori scenari descritti nell' "Inferno" dal nostro sommo poeta. [fine citazione] Come ho detto, se questa tetania si verificava, era un fenomeno abbastanza raro. Ricordo, comunque nel contesto di un giardino molto piacevole (e non nella camera di tortura che uno si immagina leggendo o tantomeno una bolgia infernale), sì ricordo qualche pianto, forse qualche singhiozzo e qualche malessere. Come sempre, chi voleva, apriva gli occhi (l'ho fatto diverse volte) e interrompeva l'esercizio. [inizio citazione] I dolori vengono interpretati dal maestro come vecchie memori dell'abuso che il corpo non ha mai dimenticato e che affiorano attraverso la "purificazione" dovuta all'immissione massiccia di ossigeno. Diversi partecipanti, che forse non sono molto al corrente degli effetti squisitamente fisici di questa respirazione forzata, credono veramente di avere mosso l'energia bloccata di eventi traumatici ricordati dal corpo e a questo esercizio spesso seguono memorie di abusi vari che si sarebbero subiti da bambini. [fine citazione] Questa storia della "purificazione", per quanto ne so, è inventata di sana pianta da Tiresia. Se si è parlato di abuso, non è certo sulla base di una singola esperienza fisica. Ho scritto un post sull'abuso e su quali siano le stime degli studiosi su questo fenomeno (con tanto di citazione). Non mi addentro per la mia ignoranza, ma mi sembra che il senso dell'esercizio sia diverso (non migliore, diverso). Non c'entra nulla la purificazione. [inizio citazione] Dopo circa 3 quarti d'ora di respirazione, finalmente l'esercizio finisce lasciando i malcapitati partecipanti devastati sia nel fisico che nell'emozione. Non ci sono momenti di condivisione dell'esperienza vissuta. Il grupppo di condivisione ci sarà più tardi, dopo colazione, all'inizio dei "lavori". [fine citazione] A parte l'abile aggettivazione, i partecipanti in generale erano belli rilassati, semmai affamati, perché Tiresia ha omesso totalmente la fase di rilassamento, di apertura degli occhi, di ammirazione per la natura, ecc. Certo si prestava meno alla dramatizzazione. Non ho capito se qui la condivisione, che di solito secondo Tiresia è deprecabile, qui invece ci doveva essere? Che la respirazione durasse tre quarti d'ora non sono sicuro. [inizio citazione] Si passa quindi agli esercizi fatti con le catane di legno. I partecipanti vengono invitati a sceglierisi un compagno con cui lavorare e (molti col volto ancora rigato di lacrime) vanno a prendere una catana da una delle 2 ceste poste vicino alla porta del tempio. Il maestro spiega che la catana è il prolungamento della propria energia e quell'esercizio serve a mettere alla prova la propria capacità di "tagliare" con persone o situazioni "perverse". Ci si mette uno di fronte all'altro. Si prende la misura della distanza tenendo la catana in posizione orizzontale, ben dritta davanti a sè, con la punta che sfiora quasi il naso dell'altro. Questo è un esercizio piuttosto terrificante per molte persone perchè il rischio di dare o prendere una catanata in faccia o in testa è veramente alto, e a volte succede. [fine citazione] Non è così perché l'esercizio non aveva un significato di tagliare alcunché (Tiresia si confonde con un passaggio successivo), ma ancora di lavorare sulla centratura e sulla presenza nelle cose che si fanno. Una tradizione antica, non certo inventata da Arkeon, che si riconduce alle arti marziali. Era ben specificato che se uno aveva un po'di pancia, la misura andava sulla pancia e non sul naso. [inizio citazione] Questo è un esercizio piuttosto terrificante per molte persone perchè il rischio di dare o prendere una catanata in faccia o in testa è veramente alto, e a volte succede. [fine citazione] Lo scopo dell'esercizio è, a mio giudizio, di aiutare le persone che hanno paura di colpire, soprattutto quelle che lo trovano terrificante (sempre che ne abbiano voglia), ad esplorare quella parte di sè che non esprimono. Sul rischio veramente alto sorvolo perché parliamo di una spada di legno, maneggiata spesso da chi la trova "terrificante" (e quindi di spadate forte proprio non ne da) - mi ricordo un solo effettivo contatto, dove la persona colpita non si è fatta per nulla male. [inizio citazione] Il maestro sottolinea che la buona riuscita dell'esercizio è legata alla capacità di "fidarsi" dell'altro e inserisce, all'interno di questo esercizio, un altro esercizio (a meno che non lo abbia già fatto fare prima di passare all'esercizio delle catane). Questo esercizio lo chiamerò "esercizio della fiducia" e lo descriverò alla fine di quello con le catane, per non creare troppa confusione. [fine citazione] Confermo. Legato alla fiducia e alla relazione con l'altro. Ci sono fior di scritti accademici, in campo di critica letteraria, sul significato del duello, per esempio. [inizio citazione] Il maestro mostra rapidamente una serie di movimenti che si devono fare maneggiando la catana per fare in modo che essa arrivi a tutta velocità proprio davanti al naso di quello che si ha davanti, preceduta da un urlo che dovrebbe, insieme al movimento, fare "uscire l'energia" in direzione della punta del naso dell'altro. Chi deve "accogliere" la catanata, se ne deve stare immobile con gli occhi rigorosamente aperti (perchè l'esercizio si fa guardandosi dritti negli occhi). [fine citazione] Quasi vero. Perché la catana doveva arrivare all'altezza della pancia; se si fermava al naso, l'esercizio non era corretto. Non ci trovo niente di strano. [inizio citazione] Come durante la maggior parte degli esercizi che si fanno durante l'intensivo, anche qui si assiste a "processi" vari: di paura, per chi deve accogliere la catanata, sempre di paura, per chi deve darla e ha un residuo di buon senso ancora nella testa, ma tutti questi devono venire superati perchè corrispondono ai vari atteggiamenti che si hanno anche nella vita: "processo del non sapere accogliere l'energia dell'altro", "processo del non sapere donare la propria energia all'altro", "processo del non saper tagliare con persone o situazioni" ecc. ecc. Chiaramente, che processo sia e di chi, lo sa il maestro ed è lui che lo va dicendo a questo e quello. [fine citazione] Infatti è vero che misurarsi su questo piano aiuta a capirsi. Non in senso assoluto, ma su tante cose. Non sono "processi", sono atteggiamenti. Quante donne oggi fanno boxe per esprimere una rabbia che non riescono ad esprimere altrimenti? Quanti ragazzini fanno a spadate per capire proprio questo, per incontrarsi, per fidarsi l'uno dell'altro e per sentirsi davvero amici? Vito dava un feedback, aiutava a migliorarsi. Ci si dava un feedback l'uno l'altro (spesso si faceva l'esercizio con il proprio partner nella vita). Poi si rifletteva sulla validità dei feedback, accogliendo i feedback utili, lasciando perdere gli altri. [inizio citazione] fine, tutti devono aver catanato e accolto la catanata dall'altro per almeno 3 volte. [fine citazione] A me questa non risulta, ammesso che sia importante. [inizio citazione] Quello che ho chiamato "esercizio della fiducia" consiste nel mettersi uno davanti all'altro ad una certa distanza. Di solito, l'esercizio viene fatto fare a quelli che hanno una relazione di coppia, ma il maestro può anche scegliere qualcuno che rappresenti il padre o la madre dell'altro, secondo la sua superiore visione dei processi che si potrebbero "muovere" nelle persone. Quando le 2 persone hanno preso posizione, il maestro ne fa voltare una in modo che dia le spalle all'altra. A quel punto dice a chi ha il partner alle spalle di allargare le braccia lateralmente, fino all'altezza delle spalle. Quando lo ha fatto, deve lasciarsi cadere all'indietro, ovviamente senza guardare, mantenendo le braccia allargate in modo che quello dietro lo prenda sotto le ascelle prima che tocchi terra. Non so se vi potete immaginare cosa può provocare questo esercizio a livello emotivo, sia in chi lo fa che in chi lo guarda. Paura di battere la testa (cosa che succede, a volte), paura di non essere in grado di prendere l'altro (cosa che capita, e anche peggio, perchè ho visto far fare l'esercizio a persone molto impari da un punto di vista fisico: lui grande e grosso e lei minuta ed esile... il risultato era che lui cascava addosso a lei, che ovviamente non era in grado di sostenerlo e si facevano entrambi male). Ma se ci si rifiutava di fare l'esercizio, il maestro cominciava a dire peste e corna sul processo di chi non voleva farlo, mancanza di fiducia, inettitudine, fallimenti vari e alla fine tutti capitolavano davanti a questi "svergognamenti" pubblici. Ah, chiaramente, nessuno "veniva obbligato" verbalmente. Ma le pressioni psicologiche del maestro e del gruppo, credete fossero rose e fiori? Provare per credere! [fine citazione] Un esercizio bello. Per me non facile ma bello. La mia compagna mi ha sempre preso. Mi pare fosse su base volontaria e che diversi non facevano. Poi chi voleva lo faceva. Ognuno faceva il suo esercizio e di cosa facessero gli altri non si accorgeva neppure. [inizio citazione] Alcune volte questo orrendo esercizio veniva spinto all'estremo dal maestro che, dal rapporto di fiducia nei confronti dell'altro, passava a far esplorare ai partecipanti il loro rapporto di fiducia con Dio e li invitava a fare l'esercizio con nessuno dietro, ben sapendo che dietro non c'era nessuno, ripeto.Se c'era la fiducia in Dio, non ci si doveva preoccupare di niente perchè non ci si sarebbe potuti fare male. Altrimenti, si prendeva una craniata sul selciato che rischiava il trauma cranico. E ho visto tanti farlo. E prendersi una craniata senza lamentarsi perchè avevano "capito" a che punto erano col loro rapporto con Dio....Dove lo inseriamo, questo esercizio? Nelle terapie folli o nella sezione "sadismo" ? Mi piacerebbe avere la risposta di qualche maestro. [fine citazione] L'ho sempre visto fare sull'erba (ma quale selciato?). Facendolo da solo, una volta, ho preso una botta alla zucca perché non avevo ascoltato che bisogna tenere il mento sul petto; passata in tre minuti. In spiaggia è più facile, anche se è tanto che non lo faccio. Lo facevano quelle poche persone che se la sentivano. La mia compagna non l'ha mai voluto fare, e non l'ha mai fatto. Boh. Credo che si faccia anche ai boyscout. [inizio citazione] Dopo questa serie di ameni esercizi, si andava tutti a fare allegramente colazione. Un'oretta e la "vera" giornata di lavoro sarebbe cominciata.... [fine citazione] Da cui deduco che a Tiresia almeno la colazione piaceva. |
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#67
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articolo21 ha scritto:
> CUT Ciao Art21 molto interessante quello che tu e gli altri avete scritto. Ti faccio un domanda (non so se ti è possibile rispondere stante l'inchiesta in corso), come ti spieghi le 50 (mi pare siano questi i numeri) denunce presentate? ign -- ____________________________________ Cessando di essere pazzo, diventò stupido ____________________________________ Per conoscere Scientology: http://xenu.com-it.net/ (biblioteca di informazione critica) http://it.wikipedia.org/wiki/Scientology (voce su wikipedia) http://www.scientology.it/ (sito ufficiale) Le FAQ di FIRS http://firs.myblog.it/ |
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#68
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On 12 Apr, 01:54, articolo21 <spaghett...*mail.com> wrote:
> Condivido l'approccio di Stefano74 di iniziare una diversa > descrizione, ma ritengo utile anche sviscerare questo famoso Tiresia, > come chiesto da utenti di FIRS (se non sbaglio). penso che sia impossibile sviscerare ad uno ad uno le stupidaggini scritte da Tiresia ma se ti piacciono le sfide impossibili... > Per il resto, leggendo nel dettaglio, non credevo ai miei occhi e mi è > scappata un po'di ironia, che poi ho tagliato il più possibile. > Considerate che non approvo quanto non critico, dovrei cambiare quasi > ogni parola lo vedi...è una sfida impossibile! comunque fondamentalmente quoto (si dice così per dire sono d'accordo, vero?) le tue risposte al 100%. solo due precisazioni. 1-sul rebhirting (o come cavolo si chiama) lo scopo del lavoro (per come l'ho sempre vissuto io, e per come mi è sempre stato detto) era scoprire, alla fine della respirazione forzata, la natura che ti circonda. cioè una volta rilassati i muscoli e con una respirazione regolare c'era una sorta di iper-sensibilità nei confronti del mondo esterno, e del mio corpo; si riusciva a percepire la vita attorno a se. quindi dopo la respirazione forzata c'erano 5/10 minuti in cui le persone si godevano il mondo circostante, andando vicino agli alberi, o ascoltando gli uccelli, o fissando l'erba (io mi fumavo una sigaretta). tra la fine della respirazione forzata e il lavoro con le catane passavano anche 20 minuti. A volte ho pianto di gioia, per la consapevolezza che in quel momento ero "estremamente" vivo. meno male che poi non ho lavorato alle catane con Tiresia (chissa cosa avrebbe pensato) 2- sul lavoro sulla fiducia: in una delle ultime puntate dei CESARONI (mica "le sette di satana"), Cesare Cesaroni, faceva il lavoro della fiducia (anzi ancora più difficile di quello che facevamo noi, a mio parere) spinto da un non meglio identificato formatore (scusatemi non lo seguo molto, dovrei chiedere a mia moglie). spero Tiresia non lo stesse guardando, o scrive un libro "sull'abuso nei mezzi di comunicazione di massa". articolo 21, ho apprezzato molto i tuoi post precedenti, e stimo le cose che hai scritto (soprattutto sulla famiglia e sulla relazione di coppia, quindi estendi, se ti va, il mio apprezzamento anche alla tua compagna) ma ho una domanda per te: si può essere costretti a scrivere così a lungo sulla GINNASTICA? mi sembra pura follia! eppure molte persone da quie post di Tiresia si sono fatte un'idea...:-( a volte mi devo ricordare che molti vengono da tre anni di "guerra"... |
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#69
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Ciao Articolo21 e ti ringazio delle esatte precisioni,secondo
anch'io, credo che Tiresia, o non ha mai praticato molto sport o ha una cariera di scrittore di fantascienza. Mi preme anche di notare e chiedermi come una persona che si adormentava nei esercizi cosi spesso possa avere avuto il tempo di "costattare tante cose"; c'è qualche cosa che non mi torna. Confermo in generale cio che tu hai descrito e riscrivo il fatto che tanti esercizi erano usati come lo stretching, il yoga (respirazione, ossigenazione), Chi-Kong (movimenti ralentati), per l'equilibrio d'avanti al muro fissando un punto e col respiro trovare l'equilibrio e rimanere li il piu a lungo possibile (ero una di quelle) e mi era facile, come mi procurava piacere farlo: era vedermi dove erano o no le mie limiti con me stessa; ho anche fatto danza classica e jazz e confermo per il punto fisso per potere fare le "pirouettes"; esercizzi con la katana , mio marito si ricordò del Aikido (niente di nuovo); come tu hai precisato, io, la prima volta avevo paura di fare del male al partner di fronte a me e grazie a lei o superato la paura di fare del male (mi ha stimolata e c'è riuscita); dopo, quando ho osato era un esercizio meraviglioso e quando c'era sintonia col partner, era una "danza" a due e coi movimenti che si susseguivano (si cambiava ogni tanto partner per sentire la differenza); poi il chi(ki) o no-chi (ki), altri esercizzi a due per imparare ad ascoltarsi e comprendere cio che è l'abandono e la resistenza; poi la "respirazione forzata" o rebirding (?), non avete mai fatto meditazione ? Yoga, questo anche lo ho fatto li ed è normale che dopo un po' ci siano reazioni fisiche ogni tanto, come vomitare o tossire o sbadigliare o dormire o piangere o.....; mi scuso iop sentivo rilasso ed una volta (scusate) ho anche provato piacere vicino al orgasmo; i occhi aperti le mani che si incontrano (le persone della nostra vita) il parlarsi e guardarsi nei occhi e dirsi cio che uno sente a l'altro, per ultimo c'era si con un partner e nel verde, il lasciarsi andare indietro e l'altro che ti accoglie, per poi chi se la sentiva, lasciati andare da' solo ed anche questo lo ho fatto. No problem ! Per fare i esercizzi e prima dei intensivi e nel aposito spazio dedicato a l'intensivo, c'era scritto di portare vestiti comodi e coperte e tapetti per fare i esercizi. Dunque chi dimenticava si trovava senza niente; dico che comunque li era dato qualche cosa e nessuno era come Tiresia si preme spesso di sottointendere da' sempre. Come anche vi dirò che tutti i detagli per una settimana a campegio o un incontro con una squadra. Ho praticato per anni il nuoto e mi allenavo 4 ore al giorno; quando avevo una gara, mi era richiesto di rimanere a casa tranquila e mangiavo glucosio con zuchero per aportare al corpo quello necessario; la calma giornaliera era per evitare di sprecare energia inutilmente e prima di garegiare. Come avresti capito questo Tiresia ? Come hai descrito il ki-training? Ne sono sicura. Chi ha praticato sport e arti marziali è sicuro che nei esercizi non ha trovato niente di strano o nuovo o mirobolante e comprendo la sorpresa e anche i soriso quandoi letto le tue descrizioni. A Stefano74, voglio dire che la sua spiegazione sulle sedie, mi era apparsa molto simile a cio che anch'io ho vissuto e compreso e ti ringrazio di questo. Fabia |
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On 12 Apr, 03:50, Ignis <ign...*NOSPAMMEgmail.com> wrote:
> articolo21 ha scritto: > > > CUT > > Ciao Art21 > molto interessante quello che tu e gli altri avete scritto. > Ti faccio un domanda (non so se ti è possibile rispondere stante > l'inchiesta in corso), come ti spieghi le 50 (mi pare siano questi i > numeri) denunce presentate? > Infatti non me le spiego. Se potessi leggerle forse potrei risponderti. |
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On 12 Apr, 15:40, sterom...*gmail.com wrote:
>CUT > > articolo 21, ho apprezzato molto i tuoi post precedenti, e stimo le > cose che hai scritto (soprattutto sulla famiglia e sulla relazione di > coppia, quindi estendi, se ti va, il mio apprezzamento anche alla tua > compagna) ma ho una domanda per te: > si può essere costretti a scrivere così a lungo sulla GINNASTICA? > mi sembra pura follia! eppure molte persone da quie post di Tiresia si > sono fatte un'idea...:-( > CUT Hai perfettamente ragione. Più di una persona però ha chiesto esplicitamente di dettagliare le critiche a quei racconti. Per ora ci provo. Ringrazio te e Fabia per le aggiunte e le precisazioni. |
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On 12 Apr, 22:23, articolo21 <spaghett...*mail.com> wrote:
Articolo21 ha scritto: > Ringrazio te e Fabia per le aggiunte e le precisazioni. Agiungo qualche indirizzo : http://www.sportraining.net/fisiologiarespirazione.htm http://www.scuolainteriore.it/cikung/diaframmarest,htm http://www..intk-token.it/ http://tutocina.it/fdo/qigong2.htm Hai coraggio e credo che sia giusto dare delle precisazione ed offrire altre esperienze su i intensivi o altro, come lo stai già facendo. Un saluto esteso a tutti, Fabia |
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On 13 Apr, 21:11, fabiafoppi...*yahoo.it wrote:
> On 12 Apr, 22:23, articolo21 <spaghett...*mail.com> wrote: > > Articolo21 ha scritto: > > > Ringrazio te e Fabia per le aggiunte e le precisazioni. > > Agiungo qualche indirizzo : > > http://www.sportraining.net/fisiologiarespirazione.htm > > http://www.scuolainteriore.it/cikung/diaframmarest,htm > > http://www..intk-token.it/ > > http://tutocina.it/fdo/qigong2.htm > > Hai coraggio e credo che sia giusto dare delle precisazione ed offrire > altre esperienze su i intensivi o altro, come lo stai già facendo. > > Un saluto esteso a tutti, > Fabia Scusate per i indirizzi : www.intk-token.it elliminare tuttocina Scusate ancora, Fabia |
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#74
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Solo una piccola condivisione. Questa mattina il tempo era discreto,
non eccezionale, un po' nuvolo ma tuttosommato piacevole. Decidiamo di fare una gitarella con i bambini, di portarli a mangiare in un posto dove possono correre e scatenarsi in libertà. Così in un primo momento pensiamo di andare allo Spagnulo, poi, durante la strada, decidiamo di cambiare itinerario e puntiamo su un agriturismo presso Fasano; perchè, e in questo posso dare ragione a Tiresia, allo Spagnulo la qualità del cibo non è delle migliori. Però lo Spagnulo, dove abbiamo vissuto molte emozioni, dove abbiamo sì versato lacrime ma anche raccolto i frutti delle nostre fatiche (due di questi frutti hanno dei nomi, quelli di nostro figlio e nostra figlia)... insomma, ci tentava moltissimo. E tra alcuni anni, quando sarà più grande e in grado di capire, mostreremo a nostro figlio l'ultimo appartamento tra quelli della prima fila. In quell'appartamento feci il test di gravidanza sul quale comparse la mitica seconda linea... era il primo giorno dell'intensivo sulla morte. grazie |
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#75
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Prima di sviscerare un altro post di Tiresia, volevo menzionare
un'altra ragione per cui non posto sul sito del Cesap. Sullo stesso sito del Cesap, un utente ha messo in luce che almento tre nick, tra i più utilizzati (tra cui Tiresia), apparterrebbero allo stesso utente, anche se espressamente vietato dal regolamento del forum. Un'analisi dei testi e dei tempi mi sembrerebbe (posso sempre sbagliarmi) non solo confermare questa ipotesi, ma lascia anche supporre che altri nick piuttosto attivi non siano che altre identità dello stesso utente. Su FIRS sarebbe molto difficile questa "moltiplicazione". Comunque Tiresia: http://www.cesap.net/index.php?optio...&limitstart=84 Per chi ha fretta e si annoia a leggere (lo capisco) tutto questo, riassumo il mio punto di vista. Tiresia vuole dimostare alcune tesi: psicoterapia senza i titoli, mancanza di riposo, o possibilità di elaborare (quindi anche poco cibo), attività intense senza possibilità di condividerle, obblighi e pressione continue a far cose assurde contro la proprio volontà e forse altre. Immagino prese da qualche testo che permetta di classificare Arkeon come psicosetta. Per fare questo, Tiresia gioca con le parole, con i tempi dei verbi, usa "dovere", ecc, e soprattutto (magari gli falla solo la memoria) omette ed inventa fatti a proprio piacimento. Di seguito divesi esempi di questa tecnica. Questa è solo la mia impressione, ovviamente. [inizio citazione] Secondo giorno di intensivo - contiunua - Nel post precedente ho dimenticato di dire che il ki-training viene fatto tutti i giorni tranne il primo (giorno di arrivo) e l'ultimo (partenza). [fine citazione] Questo è vero. [inizio citazione] Dopo il ki-trainig si fa colazione e rimane circa un'oretta e mezza di tempo libero. Quando il maestro chiama, i partecipanti si recano al tempio. Se la memoria non mi inganna, non mi sembra che ci sia un giro di condivisioni generale, ma il maestro passa subito a spiegare come la paura e la rabbia hanno condizionato la vita dei partecipanti e come la radice di queste due emozioni basilari sia da ricercarsi nell'infanzia e nel rapporto con i genitori. [fine citazione] Invece la memoria lo/la inganna. Tiresia si confonde, questo discorso si fa il pomeriggio; altri dettagli non sono corretti, ma non importanti. [inizio citazione] I partecipanti sono disposti in cerchio nel piazzale antistante, tutti per mano. Il maestro fa un giro all'interno del cerchio e stabilisce chi sarà il conduttore dei piccoli gruppi che si dovranno formare di lì a poco. Fa posizionare i conduttori al centro del cerchio, a una certa distanza uno dall'altro, quindi invita i partecipanti a mettersi dietro al conduttore che preferiscono. Di solito il conduttore è un suo aiutante, ma è capitato che qualche gruppo venisse condotto anche da aspiranti maestri che ovviamente godevano della fiducia del leader. [fine citazione] A me sembra che venisse chiesto chi se la sentiva di condurre i piccoli cerchi, un'attività peraltro molto semplice, cioè chiedere alle persone di condividere le riflessioni all'albero, e agli altri partecipanti di dare un feedback. [inizio citazione] Quando i partecipanti hanno formato i gruppetti, il maestro ne aggiusta il numero spostando qualcuno dai gruppi più numerosi in modo che il numero di partecipanti sia più o meno lo stesso per ogni gruppo. Una volta che tutti sono sistemati in uno dei gruppi, il maestro dice di andare nel campo di ulivi dietro al tempio e, in assoluto silenzio e centratura nel ki, cercare un albero che, per qualche motivo, il partecipante sente che rappresenta se stesso. [fine citazione] Quello della centratura del Ki a me non risulta. Non si tratta dell'albero che rappresenta se stesso, ma semplicemente di sceglierne uno. [inizio citazione] Quello sarà il "proprio albero" e, per il tempo dell'intensivo, sarà il luogo dove si potrà andare se si vuole stare da soli con se stessi. Una volta individuato l'albero che lo rappresenta, il partecipante dovrà "prendersi un tempo" per stare con lui e guardarlo e capire perchè ha scelto proprio quell'albero. [fine citazione] Non si tratta di guardare l'albero e capire in senso metafisico cosa significa l'albero - ma di passare del tempo riflettendo su se stessi all'ombra di questi ulivi centenari. Qualcuno ci saliva sopra, qualcuno si accocolava nelle radici. Per qualcuno la forma dell'albero, tormentata come le parti secche, era fonte di ispirazione, per altri no. [inizio citazione] Il campo di ulivi dove ci si reca è lo stesso dove arde, dall'inizio dell'intensivo, il "sacro fuoco" che viene sorvegliato e alimentato da alcuni volontari scelti durante la riunione della prima sera (quando si scelgono le persone addette alla sveglia e ai reclami.Insieme ai volontari addetti al "sacro fuoco" (un grande onore!) vengono scelti anche coloro che dovranno occuparsi di tenere pulito il tempio e lo spazio intorno al tempio, nonchè i servizi vicini allo stesso, durante i giorni dell'intensivo (altro grande onore!). [fine citazione] La sera prima, nel campo degli ulivi viene acceso un fuoco - l'espressione "sacro fuoco" la sento oggi per la prima volta (immagino che Tiresia la usi per dimostrare qualche tesi). Per curare il fuoco, come ha detto Fabia, chi vuole si offre volontario, non viene scelto (per cui magari è un piacere, non un "grande onore"). I volontari sono più di uno e fanno i turni per tenerlo acceso. Altri volontari si offrivano per curare lo spazio all'interno e all'esterno del tempio, per fare acquisti, per raccogliere lamentele, ecc. mentre "nonchè i servizi vicini allo stesso" erano di competenza del personale della struttura (che se lo prendevano come un un onore non lo so, ma sicuramente erano pagati per farlo). Per inciso, la costruzione era detta tempio non perché fosse ritenuto sacro in qualche maniera, ma perché ha la forma di un tempio, per ragioni storiche. Lì era prima degli intensivi, e lì ancora sta per gli usi che meglio paiono ai proprietari del posto. [inizio citazione] Al suono del gong, i partecipanti dovranno tornare al tempio e raggiungere il proprio gruppo. [fine citazione] Il gong era un semplice strumento per chiamare persone sparse su un paio di ettari di oliveto. Anche questa volta rimarchevole l'uso del "dovranno" a sottolineare chissà quale obbligo terribile. [inizio citazione] Non appena i gruppi si sono riuniti, il conducente fa accomodare il suo gruppo in un posto sul prato che circonda il tempio, ad una certa distanza dagli altri gruppi, e si comincia un giro di condivisioni in cui ogni partecipante dovrà dire com'è l'albero che lo rappresenta e il motivo per cui lo ha scelto. [fine citazione] Il conducente? Di cosa? Diversi particolari sono stati tralasciati. Comunque il punto fondamentale è che le persone condividevano quello che si sentivano rispetto all'esperienza di quella mattina; potevano parlare dell'albero o di quello che più gli pareva oppure non dire niente. [inizio citazione] Anche in questo caso, ci sono persone che si abbandonano a pianti e urla varie riconoscendo nell'albero questo o quel "blocco", questa o quella "contorsione" dei rami e via che si vola con le associazioni, il più delle volte spiacevoli e dolorose, riguardo agli aspetti della propria vita rispecchiati dall'albero. [fine citazione] Io in tanti intensivi non ho mai visto particolari emozioni in questa fase. [inizio citazione] Vale la pena tenere presente che nessuna condivisione è stata ancora fatta dopo la forte esperienza vissuta durante il ki-training, e che molte persone sono già belle scosse dai contenuti emotivi emersi, o in loro, o negli altri. [fine citazione] Vale la pena dirlo se si ha una tesi da dimostrare, a mio modo di vedere, magari letta su qualche libro. Se, invece, si cerca di raccontare quello che succedeva, si potrebbe dire che Vito era a completa disposizione, estremamente accogliente con chiunque avesse voglia di parlare o condividere la sua esperienza. In qualsiasi momento. Chiaro che l'esperienza della mattina Tiresia l'ha già caricata, omettendo la fase di rilassamento - per cui in realtà le persone arrivavano del tutto tranquille a questa fase, dopo la doccia post- colazione. [inizio citazione] Credo sia inutile ricordare che nessuno di quelli che conduce i vari gruppetti è psicoterapeuta ma, nonostante questo fatto accertato, non lesina indicazioni o pressioni affinchè chi sta condividendo riesca ad "entrare nel suo processo" e "vedersi qualcosa".Nel frattempo, il leader svolazza di gruppo in gruppo osservando i vari "movimenti" e probabilmente anche l'operato dei suoi aiutanti. Non interviene se non in caso di forti processi emotivi che, però, in questa fase non sono così forti come durante gli esercizi delle sedie che seguiranno. [fine citazione] E qui la fantasia spazia. Nei gruppetti non si fa psicoterapia (come non si fa in Arkeon) - non ho mai visto fare alcun tipo di pressione; i feedback erano collettivi, tra l'altro. Mi sembra che dai boyscout all'Azione cattolica si facciano cose del genere (con psicoterapeuti?). Processi emotivi durante questi gruppetti, a parte una mezza lacrimuccia, non li ho mai visti. Vito passava tra i gruppi, non certo per "controllare l'operato dei suoi aiutanti", ma per fornire un contributo ove utile. Cosa che faceva senza nessun processo emotivo in atto. [inizio citazione] Una volta che i partecipanti hanno fatto le loro condivisioni, il maestro riunisce tutti in cerchio davanti al tempio e introduce il tema della paura: di come ci abbia sempre bloccato, di come ci impedisce di gustare la nostra vita ecc ecc. e invita le persone ad andare in giro intorno al tempio o nell'uliveto (ma non troppo lontano) e cercare un oggetto che rappresenti la loro paura. [fine citazione] A quel punto c'è il pranzo, invece, se ricordo bene. Dopo pranzo e riposino, si riprende invece con il cerchio davanti al tempio. [inizio citazione] Al solito suono del gong, solite condivisioni nei gruppetti sull'oggetto che si è scelto (o che ci ha trovati, come dice il maestro) e poi si va a cercare l'oggetto che rappresenta la nostra rabbia, non prima di aver sentito ciò che il maestro dice sulla rabbia e sugli effetti devastanti che quest'emozione, repressa o rimossa, ha nelle nostre vite. [fine citazione] No. Non è così. Non c'era nessun gruppetto su questi oggetti. Tiresia si confonde. [inizio citazione] Quando i gruppi finiscono i giri di condivisione sugli oggetti che rappresentano la rabbia, si forma un'altra volta il cerchio fuori dal tempio: in piedi e per mano. [fine citazione] "In piedi e per mano" - sicuramente servirà a qualche collegamento. Comunque, a parte quei gruppetti che non c'erano, è vero che non si stava in poltrona. Vito parlava della paura e poi invitava tutto i partecipanti a prendere un oggetto che rappresentasse la loro paura, e poi a tornare al tempio, al suono del gong. [inizio citazione] Dopo gli esercizi sopra descritti, i partecipanti sono tutti piuttosto stanchi perchè sono passate circa 4 o 5 ore da quando si è cominciato e non ci sono state soste. [fine citazione] E via di cose non vere, ma evidentemente funzionali a dimostrare una tesi. un'ora e mezza dalla fine del riposino, le persone avranno passato forse mezz'ora "in piedi e per mano". La digestione del pranzo è appena finita. [inizio citazione] La tensione emotiva è costante. [fine citazione] Non vero perché, se c'è tensione, si crea e si esaurisce dopo. [inizio citazione] Soprattutto nel mese di luglio, il caldo è opprimente e tutti i gruppi si tengono all'aperto. [fine citazione] D'estate questo lavoro si fa verso le 18.30-19 quando davanti al tempio c'è l'ombra. [inizio citazione] D'inverno si tengono lo stesso all'aperto con un freddo boia. [fine citazione] Dell'inverno ho meno esperienza, ma siamo in Puglia non sul Cervino. [inizio citazione] I partecipanti non hanno mangiato niente dalla colazione. [fine citazione] Falso, nella mia esperienza, abbiamo mangiato alle 16, dopo la colazione alle 11.30-12. Pasto (buono o no): antipasto, primo, secondo, contorno, dolce o frutta e caffé. [inizio citazione] Si può solo bere.Sono circa le 5 del pomeriggio. [fine citazione] A parte che non è vietato mangiare, infatti c'era chi si comprava il gelato subito prima - dopo la mangiata delle 16 capisco che alle 18.30 la fame sia poco. [inizio citazione] A questo punto si va a mangiare. Il maestro dice di non parlare con gli altri partecipanti per non "scaricare" la tensione. Non è che ci sia l'obbligo al silenzio, ma si viene invitati a rimanere concentrati su quello che si è "mosso" dentro senza cercare di sfogarlo. Parole chiave del maestro: "Rimanete con questa cosa". Dopo il pranzo si rimane una mezz'ora a gironzolare nell'agriturismo e poi si ricomincia. [fine citazione] Ho già detto di questo. Aggiungo solo che ognuno si regolava come credeva, nè questo era l'invito. Dopo pranzo c'era almeno un'ora o due per riposarsi - che di solito si usava, appunto, per dormire o stare sul letto. |
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| Tags: arkeon, facciamo, parallelo, punto, sempre |
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